Ponte Sisto venne costruito sulle rovine di un antico ponte romano, Pons Aurelius, risalente al 215 d.C., ai tempi dell'imperatore Marco Aurelio Severo Antonino, che così volle unire Roma a Trastevere: si narra che da questo ponte venissero gettati nel fiume i primi martiri cristiani.
Chiamato anche pons Janicularis per la vicinanza al colle Gianicolo.
Nel 1599 fu restaurato da Clemente VIII, che fece rinnovare lastricato e parapetti in travertino.
Nel 1880 i lavori per la costruzione dei muraglioni alterarono l'aspetto con la collocazione di parapetti in ghisa,costituito da quattro arcate con un grande "occhialone" circolare sul pilone centrale, che da sempre ha funzionato da campanello d'allarme in caso di piena del fiume.
L'intervento del 1877 modificò l'antico ponte mediante una sovrastruttura in ghisa.
Il restauro avvenuto per il Giubileo del 2000 ha dato nuovamente al ponte l'immagine quattrocentesca furono eliminati i parapetti in ghisa e ripristinati i parapetti con una struttura in muratura rivestita da travertino
Oggi il ponte,108 metri è aperto soltanto ai pedoni.
C'è comunque chi lo preferiva come una volta io lo ricordo così!
Un bel sole accompagnava i funerali,svolti oggi in Abruzzo,molti romani hanno seguito i funerali alla televisione e altri addirittura in alcune chiese della periferia della capitale. Anche Roma,con un bel sole e la temperatura mite,a testimoniare che siamo in primavera, sembrava essere più bella, come per fare un omaggio alle vittime. Questa città sembra avere un cuore sa offrire spettacoli stupendi con colori unici e passeggiando per Roma si possono vedere scorci come questi che....dedichiamo: ai morti sotto le macerie Non è molto ma almeno il pensiero vola là tra loro! ''SIAMO TUTTI CON VOI''
Ore 3,32 circa: Lunedì 6 aprile, Scossa di terremoto sentita forte a Roma . La gente è scesa per le strade,impaurita c'è chi ha dormito in macchina aspettando le prime ore dell'alba.
Uno dei Bar della capitale dove è possibile mangiare un gelato da fiaba immersi nella fiaba stessa . Tutto questo grazie a una riproduzione su una intera parete della mitica casa di biancaneve fatta da un certo De Meo o Di Meo artista non molto famoso ma bravissimo e reale. Ultimamente il dipinto è stato restaurato dallo stesso artista dopo circa quaranta anni. Un consiglio sincero andateci,poi fate una passegiata su lungoTEVERE passando davanti a Castel Sant'Angelo dove si consumò l'ultimo atto dell'opera disambigua della Tosca di Puccini. IL Castello inoltre viene menzionato in Angeli e Demoni da Dan Brown che conferisce all'insieme quel non sò che? di speciale. Se ci andate di sera, con il vostro amato ..o!amata il risultato è garantito....
Taxi, l’ombra delle tangenti sull’era Veltroni: a Roma 40mila euro per garantirsi la licenza di Andrea Cuomo Segnala su OKNOtizie RomaUn affare per tutti. Tranne che per i romani. Il giro di tangenti sulle licenze dei taxi capitolini scoperto dall’Espresso e raccontato sul numero in edicola oggi è una triste storia di bustarelle, di cialtroneria, di nepotismo che getta una lunga ombra sugli ultimi atti dell’era Veltroni. E su una categoria di lavoratori che in un modo o nell’altro è sempre nell’occhio del ciclone. Perché, dai racconti resi da alcuni tassisti al settimanale, l’assegnazione di 1700 nuove licenze, atto di una presunta liberalizzazione del settore decisa dalla giunta di centrosinistra pochi mesi prima delle elezioni dopo un lungo braccio di ferro con la categoria, sarebbe finita come in una commedia all’italiana degli anni Cinquanta: a tarallucci e vino. Vino di lusso, si badi: Château Margaux o giù di lì. Perché le mazzette richieste agli aspiranti conducenti di auto bianche dai presidenti delle cooperative per scalare le fatidiche graduatorie erano roba a quattro zeri: 40mila euro era la tariffa per sperare di acquisire un lavoro sicuro. Un’estorsione? Certamente, ma anche un affare. Per chi i soldi li pretendeva, naturalmente; e per chi li versava. Perché a Roma una licenza vale - al fixing attuale - circa 150mila euro. Una sorta di liquidazione per il titolare. A rimetterci è stato solo il Campidoglio: che avrebbe potuto mettere in vendita le licenze, come ha fatto l’amministrazione comunale di Bologna, a 150mila euro l’una. Incassando 255 milioni per far cassa oppure per risarcire i vecchi tassisti dell’aumentata concorrenza e della temporanea «svalutazione» delle licenze. E garantendo la trasparenza dell’operazione. I racconti riportati dall’Espresso sono impressionanti per la tracotanza di chi utilizza un servizio pubblico come fosse cosa sua. C’è il tassista che paga la tangente al presidente della sua cooperativa di lavoro, ma avendo solo 20mila dei 40mila euro pretesi si trova strozzato dagli interessi del concussore, che mostra una certa dimestichezza anche nel ramo usura. C’è quello che, dopo anni di sostituzioni, vede finalmente vicino il traguardo della licenza stabile ma si vede sempre scavalcato dagli aspiranti colleghi in una graduatoria mutevole come il tempo in una giornata di marzo e, per non perdere il treno (anzi: il taxi) della vita, decide di pagare la tariffa fissa di 40mila euro, blindando finalmente la sua posizione. A chi finivano questi soldi? I presidenti delle cooperative, che a Roma sono decine, erano i pesci piccoli dell’organizzazione. Il grosso finiva probabilmente a funzionari pubblici. Gli stessi che hanno inzeppato la graduatoria finale di parenti, dipendenti comunali, prestanome. Secondo l’Espresso sulla vicenda ci sarebbe un’indagine in corso. Nel frattempo i tassisti invocano Alemanno: «Ci aspettiamo che il sindaco faccia chiarezza, abbiamo bisogno più che mai di lavorare con tranquillità», chiede Pietro Marinelli, coordinatore nazionale di Ugl Taxi. http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=304189
E'successo stamattina a via Nomentana, all'altezza di Viale Pola uno degli alberi secolari è caduto,per fortuna non ha fatto vittime ,solo tanta paura. L'Ombra c'èra e vi assicuro, veder morire un albero centenario è triste, perchè? ti viene in mente che ..quell'albero è vissuto, vedendo tante cose e se pensi alla storia che gli è passata sotto ti rendi conto che in fin dei conti...Ne sapeva più lui che un essere umano e se potesse parlare ne avrebbe da dire come:L'albero di TRILUSSA P.S. Gli alberi vanno controllati altrimenti prima o poi ci scappa il morto
Riguardo alle caratteristiche “botticelle” di Roma.
Ora sono tutti presi a difendere i poveri cavalli ,che tirano le carrozze , ma nessuno dei giornalisti sempre presenti a fotografare i cavalli accaldati in salita a Via del Tritone si è accorto che poco a poco stanno sostituendo i cavalli con dei ragazzi ( magari extracomunitari) che pedalano in salita su dei risciò portandosi dietro due passeggeri a Via del Tritone. Ma non ci sarà qualche manovra che mira a prendere il servizio che spetta ai Taxi e alle Carozzelle?
MA.............! Domanda?
Dove sono i verdi e ambientalisti che non vedono che questi ragazzi non portano mascherine antismog.
Dove sono i fautori della sicurezza visto che questi ragazzi non portano casco di protezione.
Hanno passato delle visite mediche?strong>Dove sono gli ispettori del del lavoro, avranno controllato i contratti di questi ragazzi che pedalano per chissà quante ore e a che categoria appartengono.
Hanno una abilitazione professionale per il trasporto pubblico visto che di questo in fondo si tratta.
Sono assicurati? Hanno un disco che controlla quante ore di pedali fanno? Hanno l'iscrizione all'INAIL? sono segnati all'INPS?
Sono collegati con una centrale o con un gps di controllo? (come volevano mettere ai Tassisti) nel caso si sentano male lungo il percorso ,visto che pedalano in salita sotto il sole respirando smog.
I mezzi sono omologati per il trasporto pubblico? e passano una revisione? sono assiqurati per trasporto terzi? come i taxi le carozzelle e i bus nonche i noleggiatori (altrimenti è concorrenza sleale). A questo punto penso che si tratti di sfruttamento di esseri umani piuttosto che di cavalli i quali è da sempre che tirano carrozze. Ma ! qui gatta ci cova.
Ciao
l'Ombra
P.S
Articoli apparsi questa estate su vari giornali e riviste di ROMA
"Turisti, non prendete le botticelle". E' questo l'appello dell'Enpa che e' stato ripreso in tutto il mondo da numerosi network e che ora viene rivolto anche "ai cittadini". ----------------------------------------------------------------------------------- L'appello dell'Enpa, lanciato alla Stampa estera, e' stato raccolto dalla stampa nazionale, ma "l'enorme successo comunicativo arriva dalle testate straniere": importanti network internazionali come "l'International Herald Tribune, il Washington Post o la Abc news, ma anche da una miriade (oltre 60 le pubblicazioni in rete) di notiziari locali americani", e dei "maltrattamenti ai cavalli romani si parla perfino a Pechino, sul sito Xinhuanet, e in Turchia, su Turkish daily news". Ma, l'Enpa l'invito finale lo rivolge ai cittadini "a unirsi a questa battaglia di civilta', manifestando il loro disappunto nei confronti delle botticelle scrivendo ai mezzi di comunicazione, giornali, tv e all'amministrazione comunale". ------------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato il 08.07.08 18:20 | Permalink| Commenti(0) | Invia il post 08/07/2008 Gli animalisti ai turisti: non usate le botticelle. Cavalli stanchi, fateli circolare solo di notte Scritto da: Luca Zanini alle 17:42
Avete mai letto sui vari giornali articoli a tutela di questi poveri lavoratori che aspettano? che a qualcuno scoppino le arterie?
Un mese fà all'incirca mi sono trovato proiettato indietro di 40 anni, a Valle Giulia(Roma) stavano girando un Film sul sessantotto e dato che era in un parco libero e trovandomi lì in mezzo, mi sono dilettato a scattare.(chi me lo avrebbe detto che ieri,sui tg riprponessero all'incirca, la stessa cosa in occasione della festa del cinema) Devo dire che sono rimasto un pò colpito da quelle scene altamente reali che ormai non ricordavo più tanto bene,e vi assicuro che malgrado fossero riprese di un film (ossia pura finzione) mi hanno fatto un poco paura . Ve le propongo così adattate all'epoca ciao.
L'Ombra.
Ma a Valle Giulia sono legati anche altri versi. Scandalizzando il mondo della cultura (e della sinistra) dell'epoca, Pier Paolo Pasolini compose una poesia divenuta famosa. Era rivolta agli studenti,(e anche quelli di oggi dovrebbero meditare su queste parole) e diceva:
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi quelli delle televisioni) vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio goliardico) il culo. Io no, cari. Avete facce di figli di papà. Vi odio come odio i vostri papà. Buona razza non mente. Siete pavidi, incerti, disperati (benissimo!) ma sapete anche come essere prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati: prerogative piccolo-borghesi, cari. Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti. Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano. Quanto a me, conosco assai bene il loro modo di essere stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. (...)
Meditate gente meditate! questo vale anche x i politici,professori e tutti quelli che fomentano i giovani di oggi'i quali a volte non sanno neppure perchè stanno lì a scioperare. Forse? avete anche ragione, ne sono certo,ma non potete impedire agli altri di dissentire il rispetto delle esigenze altrui è LIBERTA,e DEMOCRAZIA Cari ragazzi credetemi Siete in un mare di Gui (Vedi: Luigi Gui) altro che Gelmini . _____________________________________________________________________________________ Un sessantotto Hard. Roma Penso che?!
Si! penso che in Italia il sessantotto fù molto ''Hard'' leggero, durato una stagione e poi........tutti al mare.Di allora non rimane nulla si ricorda solo nei Tg dell'epoca, anche i sessantottini, oramai sono spariti, sono pochi quelli che credono che ci fu veramente una rivoluzione giovanile più che altro fu un ..Fuoco di paglia un modo come un altro per essere protagonisti, non come in Francia o negli USA La vera lotta la fecero i figli di chi nel sessantotto lavorava sodo ( e non aveva il tempo di andare a fare a botte con le forxe dell'ordine a Valle Giulia) e non si ritrovò nulla, del piccolo boom degli anni, fine settanta /ottanta e che ora sono alle prese con la crisi attuale.
Max. Uno qualsiasi (negoziante) -------------------------------------------------------------------------------------
Nel 1968 io già lavoravo fuori Roma, in Basilicata, ma senza dubbio quall'anno fu un momento storico di grande importanza . I giovani avevano deciso che non si poteva più essere soggetti al dominio assurdo di certi tipi di personaggi del mondo politico, universitario e dirigente più in generale. Io personalmente ebbi occasione di partecipare, in prima persona agli antefatti del '68 perchè nel '62 o '63 gli studenti della Facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma organizzarono, contro i baroni della Facoltà, una delle prime storiche occupazioni di una sede Universitaria; avemmo l'appoggio di molti Universitari della Sapienza ma, dopo pochi giorni dei gruppi cominciarono a politicizzare l'evento e noi, cioè gli organizzatori, primi della protesta, abbandonammo l'occupazione poichè non avevamo nessuna intenzione di essere catalogati in movimenti politici di qualsiasi genere. L'occupazione continuò ancora ma senza il gruppo promotore che aveva organizzato tutto con altre motivazioni più connesse alla vita studentesca che alla politica. Questi primi movimenti, poi seguiti da altre sedi universitarie d'Italia furono secondo me, i momenti nei quali la discussione finì per sfociare poi nella protesta del '68 che rimane un antefatto importante nella storia del sociale mondiale.
Un artista vero Via della Scala al ‘’portonaccio’’
Ho lavorato per più di un ventennio a Potenza e da buon romano, essendo lontano dalla mia città, ero sempre attento a quel che accadeva a Roma e, una sera d'estate, seppi che a Potenza, teneva un concerto Stefano Rosso, allora con tutta la famiglia ci recammo a sentirlo. Al termine del concerto ci avvicinammo alla roulotte del cantante e quando lo vedemmo lui mi disse che si ricordava di me perchè da bambino veniva alla Chiesa di Santa Dorotea in Trastevere a seguire gli spettacolini che si facevano allora nei teatri parrocchiali. Ed io in quel tempo suonavo alla chitarra in un gruppo, diretto da Remo Mosca, che si chiamava i "Baby Devils", vissuto solo per qualche anno poichè, tutti giovanissimi, dovemmo lasciare la musica per gli studi; tra i nostri amici del tempo c'erano Lando Fiorini, cantante, Stelvio Cipriani, musicista, Luciano Savoretti, cantante, Alfredo Sciattella, cantante, Sandro Cialente, percussionista, ed altri amici di cui ho perduto memoria. E…appunto, Stefano Rosso, era uno degli affezionati che seguivano le nostre esibizioni al teatro della parrocchia di Santa Dorotea in Trastevere. Un ragazzo semplice e bravo come pochi all’ora e credo sia rimasto così fino alla fine.
Artista ,ha tenuto Mostre personali partecipato a numerose mostre , collettive,in Italia e all’estero con notevole riconoscimento di pubblico e di ottima critica. Tra i suoi maestri tra gli altri, Luigi Montanarini,Franco Miele, e Renato Guttuso. Fa parte dell’associazione’’100 Pittori di Via Margutta’’. Ha esposto in diverse città importanti culturalmente in Germania e altre nazioni. La sua produzione artistica è rivolta alla composizioni di opere ad inchiostro di china su tela,utilizzando la china quale supporto,avvalorato,di volta in volta,da chine colorate,ottenendo così effetti e colorazioni,mai invadenti,(anche se io lo preferisco nel B&W classico). Le sue opere fanno parte di moltissime raccolte pubbliche e private: il Museo di arte Moderna di Atene,il museo Archeologico di Etnografico G.Allevi di Offida(AP),la Pinacoteca del Comune di Carsoli,il gabinetto del Sindaco di Potenza,la Pontificia commissione ‘’Justitia Pax’’ nella sede di palazzo San Callisto a Roma,la Pinacoteca di cerreto Laziale(RM),l’università degli studi di Basilicata a Potenza,e varie altre amministrazioni,ed anche della mia collezione privata (sono in possesso anche di provini su cartoncino di quando era agli albori della sua passione) Saggista , Storico si occupa della Basilicata (dove dal 1965 a vissuto diversi anni lavorando presso la soprintendenza ai monumenti della Basilicata) nel periodo medioevale ed è autore delle seguenti pubblicazioni: Potenza Perché (1984)-Castel Lagopesole (1986)-I Castelli Federiciani nel Vulture(1990)-Acerenza-Città Cattedrale (1994)-Itinerari di Federico II nella Provincia di Potenza.
Ama passare le sue domeniche organizzando visite guidate a Roma nel centro storico ,in modo particolare a Trastevere dove è nato e ne è un profondo conoscitore. Nella sua giovinezza si è incontrato con diversi personaggi della Roma vera di una volta diventati poi a loro volta artisti in vari campi.
Anno scritto di lui: D.ssa Nicolai Bianchi, Giornalista critico D’Arte. Dssa. Mara Ferloni,Giornalista Critico D’Arte. Prof. De Marco,Poeta giornalista critico D’Arte. Prof. Giuseppe Giannantonio-Critico D’Arte.
Ho avuto modo, di avere due righe da Borghini Alfredo, riguardo a fatti e storie avvenuti ultimamente, tra le quali un suo pensiero sul sessantotto e due righe su Stefano Rosso che in seguito inserirò sul Blog.
Ciao.
Piccionetti Stefano. P.S. Per info su Borghini: E-Mail,alveart@libero.it
Nell’alto Lazio in provincia di Viterbo c’è un paese di nome Bagnoreggio ed è famoso sia per il museo delle auto di Piero Taruffi,pilota di auto di F1 e moto, campione mai dimenticato degli anni 30-40-50 sia perché è il paese di Bonaventura. Quello che caratterizza Bagnoreggio in particolare è la vicinanza di Civita di Bagnoregio paese antichissimo, se ne parla già alla fine del 500, che venne abbandonato in seguito ad una pestilenza.Civita è collegata a Bagnoreggio da un suggestivo ponte lungo circa un chilometro che attraversa una vallata bellissima ad una discreta altezza, tale ponte può essere paragonato ad un moderno ponte Tibetano anche perchè è percorribile soltanto a piedi. Infatti, nel paese di Civita di Bagnoreggio non vi circolano auto e altri mezzi. Altra caratteristica è che il paese sorge su un colle d’origine tufacea che lo fa scivolare, tanto che (anche se ultimamente il fenomeno si è ridotto moltissimo) ogni anno o due il ponte va allungato di diversi cm. Il fatto di scivolare sulla superficie del colle dove sorge lo ha fatto chiamare dagli abitanti del luogo: ’’il paese che muore’’. Bellissima l’antica chiesetta e simpatica la corsa degli asini che si corre d’estate. Non tutti sanno che in questo paese il grande regista cinematografico Fellini nel 1954 girò un film: La Strada, con Giulietta Masina ed Anthony Quinn. Come sia arrivato Fellini a scegliere Civita di Bagnoreggio nel 1954 ancora non si sa, sembra sia stato consigliato da un amico. Ultimamente si sta studiando un sistema d’ascensori per raggiungere il paese, perchè il tragitto è molto faticoso e lo si vede nel viso dei turisti che lo visitano.
Anche chi è rimasto a Roma si è potuto godere il sole Teverino,come lo chiamavano i vecchi fiumaroli di una volta. Forse non tutti sanno che la tintarella, presa sulle sponde, del fiume eterno è molto più bella e persistente e molto più colorita di un marrone chiaro e intenso,perchè i muraglioni del tevere creano un riverbero e un riflesso che fà da specchio,diffondendo i raggi solari uniformemente e.... una volta c'era anche una sabbia da far invidia alle migliori spiagge. E poi con un pochino di fantasia..........! Altro che Miami,,,,,Roma beach. Ciao L'Ombra
Roma,d'estate è un mondo a parte,vederla senza auto e eliminando il sottofondo, della confusione,del caos della gente che corre indaffarata,viene fuori una Roma diversa da quella che siamo abituati a vedere tutti i giorni e purtroppo vengono fuori i difetti di questa città che nessuna amministrazione, sia di destra o sinistra riuscirà mai ad eliminare,forse? solo la solidarietà dei Romani potrebbe fare il miracolo.
Camminando per le strade di Roma antica una volta e forse ancora oggi si incontravano personaggi di tutti i tipi artisti istrioni suonatori cantastorie stracciaroli nobili (finti e veri) e gente qualunque di diverso ceto sociale,ma tutti un pò particolari perchè è vivere a Roma,che ti fa essere diverso, da chi vive in tutte le altre parti del mondo. All'incrocio di via Veneto e via Ludovisi al centro di Roma (quella della dolce vita degli anni sessanta )c'era una volta ,fino alla metà degli anni 80 un lustrascarpe ,forse qualcuno lo ricorderà,non rammento il nome ,o forse non l’ho mai chiamato ora che ci penso bene, ma era un personaggio di altri tempi uno di quelli che ti inquadrava subito per quello che eri. Indovinava subito se eri un signore un ladro un artista un poveraccio o un signore e ai voglia a fare finta! come ti mettevi seduto al suo sgabello e ti toccava le scarpe ''eri fatto!''c'è chi legge le mani lui ti leggeva le scarpe!! ------------------------------------------QUELLE DI UNA VOLTA--------------------------------------------ormai quelle di adesso parlano cinese e non credo le capirebbe.
Riguardo alle polemiche sulle carrozzelle Romane. (sicuramente c’è qualche altra cosa sotto)
Prima Puntata.
Come era buono quel cavallo de nonno!!
Poco tempo fa si parlava male dei Tassisti :ladri ,approfittatori,addirittura assassini. Ora si parla male dei vetturini Romani:si approfittano dei turisti ,chiedendo cifre stratosferiche,forse? (ma poi questi turisti così fessi esistono ancora?) dicono che sfruttano i cavalli etc.etc. Che vuol dire sfruttano i cavalli per tirare le carrozzelle? Ma i cavalli sono migliaia di anni che tirano le carrozze e non inquinano,ora tutto d’un tratto,non lo possono più fare è sfruttamento!ma il cavallo è nato per fare il cavallo e nelle sue particolarità c’è pure quella di tirare la BOTTICELLA Romana .( e poi qualcuno s’è mai chiesto che ne pensano i cavalli, allora è peccato anche farli correre nei velodromi, montarci sopra la domenica solo per hobby e addirittura mangiarseli. Mio nonno faceva Er’’Vetturino’’ e vi assicuro che il cavallo era uno di famiglia veniva prima di ogni altra cosa, e quando si ammalava era una disgrazia piangevamo tutti oltre al dispiacere anche dalla fame. Ricordo quando mio nonno staccava dal lavoro passava a casa e caricava tutti i nipoti (eravamo sei) sulla carrozzella per andare alla stalla montavamo sul cavallo lo carezzavamo gli facevamo di tutto e lui era contento ,sentiva il nostro affetto, specialmente quando lo strigliavamo e lo foraggiavamo, si strofinava addosso come un gatto, dalla gioia, era felice quel cavallo v’assicuro, infatti si chiamava GIOIA. Quando è morto è stata una tragedia “ era morto uno di famiglia”. L’unica cosa che ci rimase fù il ricordo, seppi poi che la coda ( fù fatta alla vaccinara da nonna ) un paio di ferri dei zoccoli appesi per portafortuna fuori la porta, si fece qualche soldo della carcassa della bestia che venne e riciclata per fare sapone, bottoni e altre cose nei laboratori che c’erano a testaccio sotto al monte dei cocci dove adesso ci sono i locali notturni. Poi a mio nonno diedero un Taxi al posto della carrozzella ,ma era tutta un’altra cosa: non nitriva non gli dava i mozzichetti sulle spalle non andava a biada ma a BENZINA e non produceva concime,e soprattutto, non ci potevi parlare e a noi nipoti non ci riconosceva però FUMAVA da dietro e puzzava più der Cavallo eeee!….. non era cacca …………. …………………………………………ERA INQUINAMENTO. Era cominciato IL MODERNISMO Romano quello delle canzoni.
Pechino: uniforme olimpica per centomila tassisti Circa centomila tassisti di Pechino hanno indossato ieri l'uniforme olimpica - maglietta gialla, cravatta a righe, pantaloni blu e scarpe di pelle nere. Lo ha reso noto l'agenzia governativa Nuova Cina. "Chi infrangerà la regola sarà multato", spiegano i tassisti. Ma "è meglio non indossare la divisa nella vita privata, per esempio quando si beve con gli amici, perché qualcuno potrebbe pensare che trasportiamo clienti anche una volta ubriachi".